Miniera La Grasta

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La miniera Grasta è raggiungibile percorrendo la Strada Provinciale n. 28, subito dopo l'incrocio con la SP n. 2, in contrada Grasta.

La SP n. 2 è accessibile sia direttamente da Caltanissetta, che tramite la S.S. 640 Caltanissetta-Agrigento, con uscita a Canicattì, proseguendo poi lungo la S.S. 190, nota anche come "Strada delle Miniere".

L’area su cui sorge la miniera potrebbe essere di proprietà pubblica, ma al momento non si dispone di una conferma ufficiale da parte degli uffici competenti. Negli anni ’60 l’E.M.S. (Ente Minerario Siciliano) ottenne la concessione su una superficie di 104,15 ettari, acquisendo anche la proprietà degli insediamenti di superficie. Secondo le informazioni attuali, i terreni non risultano ceduti a privati e furono consegnati alla Regione Siciliana. Tuttavia, non è escluso che l’E.M.S., nel corso del processo di liquidazione, abbia proceduto all’alienazione di parte del patrimonio, o che eventuali passaggi incompleti abbiano oggi ripercussioni legali sull’utilizzo dell’area.

Giacimentologia

Il giacimento sfruttato negli ultimi vent’anni di attività si sviluppa a una profondità compresa tra 80 e 133 metri sotto il piano campagna. Eventuali ipotesi di riutilizzo potrebbero coinvolgere la fascia compresa tra 133 e 164 metri, dove era stato tracciato il traversobanco inferiore. Lo strato solfifero, orientato lungo l’asse Est-Ovest e inclinato verso Sud di circa 30°-35°, è contenuto tra calcari di fondo e marne di copertura. Tuttavia, l’assetto geologico è irregolare e inserito in argille deformate, suggerendo una struttura complessa di tipo piega-faglia.

Profilo storico

Le prime notizie sulla miniera Grasta risalgono alla seconda metà dell’Ottocento.
Nei primi decenni del Novecento, fino agli anni ’30, l’estrazione avveniva con il metodo tradizionale degli "archi, colonne e pasture", e il trasporto dello zolfo era affidato ai carusi, che lo portavano a spalla lungo i piani inclinati.
Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale fu realizzato un piano inclinato attrezzato con argano azionato da un motore elettrico alimentato da un gruppo elettrogeno da 34 HP. Fu inoltre installato un impianto di arricchimento composto da tre calcaroni.

All’inizio degli anni ’60, nel contesto della riorganizzazione del settore solfifero siciliano, l’E.M.S. riaprì la miniera con strutture completamente rinnovate, offrendo un'opportunità di reimpiego alle maestranze in esubero provenienti da altri impianti dismessi.
I sotterranei furono definitivamente abbandonati nel 1987, a seguito dell’esodo incentivato del personale, e gli accessi furono sigillati tramite ritombamento nel 1990.

Strutture di superficie

L’area è tuttora delimitata da recinzione con cancello d’ingresso e locale portineria annesso.
L’età relativamente recente dell’impianto ha conferito agli edifici e agli impianti una connotazione moderna per l’epoca, rendendoli però poco rilevanti dal punto di vista archeologico.
All’esterno si trovano strutture in stile industriale degli anni '60, come testimoniato dalla documentazione fotografica. Oltre alle vie d’accesso al sottosuolo, sono presenti una centrale elettrica con gruppo elettrogeno, spogliatoi, uffici, mensa, laboratori, officine e magazzini.
Lo zolfo estratto veniva trasferito alla vicina miniera di Trabia per l’arricchimento, quindi non furono realizzati impianti di trattamento in loco. Le strutture minerarie principali sono costituite dagli imbocchi delle gallerie e dagli edifici di servizio.

Vie di accesso al sottosuolo (oggi non agibili)

Tutti gli accessi sotterranei sono stati sigillati nel 1990:

  • Pozzo principale di estrazione
    Profondo 180 metri, era attrezzato con castelletto in traliccio metallico e sala argano, oggi priva del motore e delle attrezzature.

  • Via operai
    Discenderia con gradini e carrello di trasporto, anch’esso distrutto con il ritombamento.

  • Via inclinata riflusso ovest
    Inclinata a 45°, raggiungeva la quota -133 metri. Dotata di un impianto a doppio binario con argano di tiro, ora non più esistente.

  • Foro riflusso est
    Ritombato mediante riempimento a sacco.

  • Avampozzo preesistente
    Situato all’esterno dell’area mineraria, apparteneva a una precedente attività estrattiva. Aveva diametro di 2,50 metri e profondità di 15 metri, incamiciato in cemento vibrato. È stato ritombato per motivi di sicurezza.

  • Fori di eduzione
    Due fori da 300 mm ubicati presso il riflusso centrale, utilizzati per lo smaltimento delle acque, e non ritombati.