Gibil Habib

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Il sito archeologico di Gibil Gabib, situato nei pressi di Caltanissetta, rappresenta una delle testimonianze più importanti della presenza umana nel territorio sin dall’età arcaica.

La sua importanza venne riconosciuta per la prima volta a metà Ottocento dallo studioso Francesco Landolina di Rigilifi, che avviò i primi scavi nella necropoli meridionale.

Negli anni 1880, gli scavi furono ripresi da F. Cavallaro e Antonino Salinas, ma è solo nel 1955 che il sito ricevette una vera attenzione scientifica grazie all’archeologo Dinu Adamesteanu, tra i fondatori della moderna archeologia in Sicilia. Durante l’estate di quell’anno, Adamesteanu condusse una serie di saggi esplorativi sulla collina di Gibil Gabib con l’obiettivo di:

  • Delineare l’estensione dell’antico abitato;

  • Identificare eventuali strutture pubbliche o private;

  • Verificare la presenza e il tracciato dell’antica cinta muraria.

Le indagini portarono alla luce i primi ambienti abitativi, databili al VI secolo a.C., periodo in cui l’area era probabilmente popolata da Sicani ellenizzati o da coloni greci.

La cinta muraria e i riutilizzi moderni

Della cinta muraria originaria oggi rimangono solo pochi conci in situ, poiché nel tempo molte pietre sono state riutilizzate per costruzioni rurali, come rifugi per pastori e ovili. Questo fenomeno ha purtroppo compromesso parzialmente l’integrità del sito archeologico.

La scoperta della necropoli nord

Nel 1959, a quattro anni dal primo intervento, fu condotta una nuova campagna di scavi ad opera della Soprintendenza alle Antichità in collaborazione con l’Associazione Archeologica Nissena. Durante questa fase venne alla luce una nuova necropoli, situata tra lo sperone roccioso che guarda verso nord e i resti della cinta muraria.

Le tombe rinvenute in quest’area hanno fornito ulteriori elementi per comprendere le pratiche funerarie dell’epoca e la stratificazione storica del sito.